L’aver cura …ripaga nel tempo

Ho letto un articolo su “European Journal of Physical and Rehabilitation Medicine” dal titolo “Pain, disability and adherence to home exercises in patients with chronic neck pain: long term effects of phone surveillance. […]” che riporta uno studio effettuato su pazienti ai quali sono stati assegnati degli esercizi da effettuare a casa al termine del ciclo di terapia.

Ciò che si è potuto osservare è che i pazienti che dopo sei mesi erano stati seguiti telefonicamente per “controllare che facessero i compiti” stavano meglio di quelli che erano stati “abbandonati a loro stessi”.

Seppur sia vero che a volte non c’è fattivamente la possibilità di seguire tutti nel post-terapia per oggettivi limiti di tempo e di risorse (soprattutto per liberi professionisti sempre di corsa), è altrettanto vero che, magari non tutte le settimane per sei mesi, ogni tanto dare un colpo di telefono per chiedere “Come stai? Li fai gli esercizi che ti ho detto di fare?” è cosa buona e non impossibile.

Ho sempre cercato di mantenere un rapporto di “cura” anche una volta conclusa la mia parte attiva e questo ho notato (anche prima di leggere l’articolo) che porta buoni frutti.